Il profumo di casa, la forza della verità e la ruota del karma...
Tornare a casa per il fine settimana ha sempre un odore speciale.
Profuma di cose mie, di certezze. È la riscoperta di un nido custodito in maniera eccellente da mio marito; lui, che è sempre stato un uomo precisissimo, adesso ha imparato persino a domare la lavatrice e in cucina sperimenta continuamente nuovi piatti. Non posso che esserne fiera e profondamente felice.
La domenica, poi, è il giorno di mio figlio. Vederlo è gioia pura.
Ci stringiamo in un abbraccio stretto che racconta tutto: sappiamo perfettamente quanto ci manchiamo e quanto vorremmo tante cose semplici. Il nostro appuntamento domenicale, anche se a volte scorre silenzioso, ha il potere terapeutico di rimetterci un po' in sesto.
Oggi, in particolare, è il suo onomastico. Porta un nome importante. Per me, che sono credente a modo mio, la sua nascita ha significato un intero mondo di cose belle.
Peccato, però, che la vita reale spesso si diverta a deviare dai nostri sogni.
Accade di frequente che chi ha coraggio venga ripagato con meno monete rispetto a chi, sotto sotto, fa peggio e si comporta mettendo il piede in due scarpe.
Sì, mi riferisco a tutti coloro che fingono di essere "vere famiglie", mogli perfette e mariti esemplari, almeno all'apparenza. Persone che magari per lunghi periodi hanno fatto i propri comodi, senza portare rispetto a nessuno, e che nonostante questo vengono acclamate da una società superficiale come donne, uomini, nonni o genitori ineccepibili. Con che coraggio si specchino al mattino, non lo so.
Ma è così che gira il mondo, e ormai non me ne meraviglio nemmeno più.
Oggi, dopo aver pranzato insieme con le nostre tagliatelle in perfetto tema autunnale, siamo andati a stringere in un abbraccio degli amici che hanno appena perso la madre. Durante la funzione, il prete dall'alto dell'altare ha ricordato l'importanza di essere buoni, lanciando un monito soprattutto a coloro che frequentano le chiese: date il buon esempio. Sentendo quelle parole mi sono posta tante domande, di cui potrei tranquillamente dare le risposte più ipocrite.
Ma alla fine, la vera certezza è una sola: sono felice di essere quella che sono.
Anche se la vita, o chi per lei, ha voluto in qualche modo punirmi, non cambio la mia natura. La mia speranza si chiama Karma.
Non lo invoco come un augurio di sventura o con cattiveria, ma con la ferma convinzione che, prima o poi, la vita rimetterà ognuno esattamente al proprio posto.







