Il sole di settembre taglia la cucina con una luce più obliqua, meno sfacciata di quella di agosto, seppure l'afa ancora non ci abbia abbandonato. È lunedì, e la casa ha ripreso quel ritmo silenzioso che sa di quotidianità, di doveri che ricominciano, di partenze da da intraprendere.
Eppure, nell'aria c'è ancora un calore che profuma di mare, un'illusione d'estate che si ostina a non voler svanire, lasciando addosso quella nostalgia dolce e un po' pungente. Quella consapevolezza, quasi rassegnata, che le vacanze sono ormai un ricordo lontano, un sogno da riporre nel cassetto con la speranza di poterlo riaprire tra molto tempo.
Ma nell'attesa del futuro, c'è il presente. E il presente ha il tuo profumo e la tua presenza che illumina ogni angolo della mia vita.
Mentre l'acqua comincia a bollire, metto sul fuoco una padella capiente.
Preparare gli spaghetti alla eoliana oggi non è solo cucinare; è un modo per trattenere la Sicilia e tutte le località di mare e di vacanza tra le dita, per far durare un altro po' il sapore del vento e del sale. Verso l'olio extravergine d'oliva e lascio sfrigolare lo spicchio d'aglio, poi aggiungo i pomodorini che si spaccano dolcemente, rilasciando il loro succo rosso e vivo.
È un rito semplice, ma oggi ogni gesto sembra amplificato, carico di un significato più profondo.
Guardo i capperi di Salina e le olive nere che saltano in padella, sprigionando quell'aroma intenso, selvaggio e mediterraneo.
Ti guardo mentre mi muovo tra i fornelli. Tu sei lì, con la tua mente sempre razionale, il tuo modo di dare ordine al mio caos, eppure così incredibilmente pieno di amore e capace di sorprese che mi lasciano senza fiato.
Aggiungo un pizzico di peperoncino e una pioggia di origano profumato. Il profumo invade la stanza ed è come essere di nuovo su un'isola, con i piedi nella sabbia calda. Chissà da quanto tempo ti cercavo, mi trovo a pensare mentre calo gli spaghetti. Chissà dove ti eri nascosto in tutti questi anni, dietro quali promesse mancate o strade interrotte, prima che i nostri passi decidessero finalmente di incrociarsi.
Scoliamo la pasta al dente, saltandola a fuoco vivo per farla avvolgere completamente dal sugo, finché ogni spaghetto non è lucido e saporito. Manca solo il tocco finale: una generosa manciata di pane grattugiato, fatto tostare a parte in un padellino finché non diventa dorato e croccante, la "muddica atturrata" che i pescatori usavano al posto del formaggio.
Portiamo i piatti in tavola. Fuori il mondo corre, il calendario avanza implacabile verso l'autunno, ma noi siamo qui. Tutto quello che ci sta accadendo intorno in questo periodo, le sfide, i cambiamenti, i piccoli e grandi pezzi di vita che si incastrano, mi sembrano quasi un disegno superiore. Un presagio, forse, per ricordarci quanto siamo forti insieme e per rinforzare, se mai ce ne fosse davvero bisogno, il nostro legame, la nostra storia, questo amore che ci guarisce.
Arrotoliamo il primo boccone di spaghetti. C'è il dolce del pomodoro, la sapidità del cappero, la nota piccante e la carezza croccante del pane. È il sapore delle Eolie, certo, ma oggi è soprattutto il sapore di noi. Di un lunedì qualunque che diventa perfetto, perché vissuto nell'attesa del prossimo viaggio, ma con la certezza che il viaggio più bello lo stiamo già facendo insieme, ogni giorno.
Buon appetito !
PS...La procedura è nel racconto insieme ai capperi e alle olive aggiungi anche le acciughe !