venerdì 31 luglio 2026

COTOLETTE DI LEGUMI


 

Il caldo non accenna a diminuire, anzi, semmai aumenta. 
Ho sempre detestato l'estate. L'estate è bella per chi può trascorrere tre mesi al mare o in montagna. Noi abitiamo in campagna, ed è già una fortuna, ma vedere intorno tutto arido e bruciato dal sole fa venire davvero tanta tristezza.
Ogni mattina cerco di mantenere in vita, per quel che posso, i vasi rimasti, ormai davvero pochi e risicati. L'angoscia di sprecare anche un solo goccio d'acqua in più, però, non mi abbandona. Cerco di fare sempre il possibile per recuperare l'acqua già usata, come quella con cui ho lavato l'insalata o la frutta. Pesa persino manutenere quel poco che è rimasto con tanta fatica, ma penso a quanto il verde sia indispensabile per aiutarci a vivere.
È un'estate in cui stiamo semplicemente sopravvivendo, tappati in casa al buio, sperando in sere fresche che poi fresche non sono affatto. Aspetto un refolo di vento mentre mi incanto ad ammirare la luna, che è sempre stata il mio satellite amato. Sarà perché non brilla di luce propria, ma di quella riflessa dal sole. Un po' come in una storia d'amore, nella quale si riesce a brillare di riflesso quando ci si sente amati e capiti.
Ed è proprio come preparare delle cotolette di legumi: una scelta vegetariana fatta per l'uomo che si ama, perché sai che le cotolette lo fanno uscire pazzo. Apprezzatissime, golose e fanno davvero crunch!
Provatele !!!

Alla salsa di soia va aggiunta acqua e farina fino ad ottenere una bella pastella consistente ! La farina di ceci la dovete cuocere come se fosse una polenta e quando sarà della consistenza giusta la stendete con un cucchiaio sopra la carta da forno modellandola a forma di cotoletta e dandole un'altezza di circa un centimetro : poi prima di passarla nella pastella la lascerete raffreddare 
BUON APPETITO !
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giovedì 30 luglio 2026

INSALATA DI FAGIOLINI


 

Ci sono momenti in cui la vita ci mette davanti a scelte estremamente difficili. Decisioni che vanno prese in fretta, senza troppi ripensamenti. 
Mi è sempre stato detto che quando un treno passa, va preso al volo; altrimenti, passeremo il resto dei nostri giorni a domandarci quali sarebbero state le conseguenze future. Scegliere può portare rimpianti o pentimenti, sì, ma in ogni caso significa muoversi. Perché la cosa peggiore è accettare di vivere in un limbo, senza mai avere la certezza di aver fatto tutto ciò che era in nostro potere fare.
In questo mio viaggio così istintivo, ho la fortuna immensa di avere accanto un uomo saggio e comprensivo. Lui è la mia sponda pacata e riflessiva. Mai egoista, cerca sempre di trovare il buono anche dove io vedo solo nebbia, aiutandomi a riflettere su cosa sia meglio o peggio. Con il tempo, grazie a lui, ho capito che non a tutto ciò che ci capita si può dare una spiegazione razionale immediata. Ma poi, prima o poi, qualcosa emerge sempre e ci sussurra che "sarebbe dovuto andare esattamente così."
Questa mia natura istintiva si riflette inevitabilmente anche nella mia cucina. Sono spesso tentata di improvvisare, rimescolare, o come dicono gli chef importanti, "rivisitare". Eppure, alla fine, a vincere è sempre la semplicità. Come in questa insalata fresca, nata dagli ingredienti semplici dell'orto e impreziosita da qualche uovo di quaglia. Un piatto che, nella sua immediatezza, rimette in ordine i pensieri...



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mercoledì 29 luglio 2026

HUMMUS DI CANNELLINI CON CIPOLLE ROSSE CARAMELLATE


 Il sole di luglio picchia duro sui vetri, ma dentro casa il silenzio è un rifugio fresco, interrotto solo dal ronzio leggero del ventilatore. Sul tavolo della cucina riposa un piatto che sembra riassumere la sua intera esistenza: un hummus di fagioli cannellini, liscio e vellutato, sormontato da una corona di cipolle rosse caramellate, lucide e scure. Una carezza dolce adagiata su una base rustica, solida, concreta. Proprio come lei.

A sessant’anni, quella donna riflessa nello specchio del corridoio ne aveva viste e passate tante. La sua vita era stata segnata da una sofferenza muta, quella che accomuna troppe donne, fatta di carichi pesanti portati sulle spalle senza fare rumore. 
Eppure, ogni singola volta che il destino l'aveva messa in ginocchio, lei aveva rialzato il capo. Con coraggio, con ostinazione, a tratti con una caparbietà che agli occhi degli altri rasentava la follia.
C’era stato un momento, non troppo tempo prima, in cui aveva pensato di arrendersi. Di lasciarsi andare alla corrente, di ammettere che il peso era troppo. Ma poi si era guardata intorno. 
Aveva visto quante persone venivano elogiate, celebrate e portate in palmo di mano pur avendo dimostrato ben poco valore, se non l'arte della convenienza. Perché mai avrebbe dovuto sentirsi da meno? Qualcuno, anni addietro, le ripeteva spesso un vecchio adagio: "Chi non sa fingere, non sa regnare". Ma lei non aveva mai voluto regnare su nessun regno fatto di maschere. Voleva solo essere se stessa. E a sessant’anni da compiere a breve , la certezza di aver sempre cercato il giusto, di non aver mai venduto la propria autenticità, l'aveva ripagata con la moneta più preziosa: la libertà.
Ora si trovava nel mezzo di un vortice di emozioni. Come ogni estate da qualche anno a questa parte, la bella stagione portava con sé i soliti fantasmi, l'eterna lotta tra il bene e il male, tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Aveva perso battaglie contro persone capaci di cambiare idea e giudizio con la velocità del vento, individui pronti a ripulirsi la coscienza solo perché il tempo sbiadisce i ricordi e affievolisce gli errori commessi.
Ma oggi no. Oggi non c'era spazio per il rimpianto.
Nel silenzio dorato del suo pomeriggio, ha versato un dito di vino rosato fresco in un calice e ha preso un tarallo pugliese, croccante e profumato. Ha sollevato il bicchiere e ha brindato. Un brindisi solitario, il più onesto della sua vita.
A se stessa. Alla sua forza d'acciaio. Ai sacrifici che nessuno avrebbe mai compreso fino in fondo. All'accettazione profonda e matura che, alla fine dei conti, ognuno si regge in piedi da solo. Ha brindato alle ricompense tardive, ai sorrisi strappati al buio.
Ha brindato alla nuova se stessa. Quella donna che ha finalmente capito che godere di un’ora spensierata vale infinitamente di più di un rituale, logorante rimuginio. La felicità non era un castello in aria, ma una rosa sbocciata in giardino, gli occhi azzurri del gatto che la fissavano sornioni, il fresco di un prato bagnato di rugiada da calpestare a piedi nudi al mattino presto. Chi si illude che la vita sia oltre questo, o qualcosa di diverso, che faccia pure. Lei aveva trovato il suo centro.
E mentre il vino fresco le scivolava in gola, ha guardato il suo piatto di hummus. Rustico ma incredibilmente di moda, esattamente come la sua nuova filosofia di vita. Ha aggiunto un pizzico generoso di peperoncino fresco in cima: una nota piccante, decisa, necessaria per contrastare la dolcezza avvolgente delle cipolle caramellate. Il contrasto perfetto. La terra e il fuoco.
Provatelo anche voi in queste calde serate estive. Un piatto che nutre il corpo e, se lo gustate nel giusto silenzio, guarisce anche l'anima...


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martedì 28 luglio 2026

INSALATA DI FARRO E BORLOTTI


Il caldo è qualcosa che non ho mai sopportato. Fin da piccola cercavo un pertugio, un albero alto dove potermi nascondere e godere dell'ombra rinfrescante. Mia mamma era capace di chiamarmi anche per ore, ma io non rispondevo: me ne stavo in silenzio, assorta nel mio benessere.
Anche crescendo ho mantenuto questo atteggiamento. Chi mi conosce bene mi fa spesso la classica domanda: "Sei con noi in questo momento?". È come se dovessi recuperare tempo ed energia. Mi isolo un attimo (ma anche due), non fisicamente, ma proprio mentalmente. La testa e il cuore vanno a navigare nei ricordi – belli, brutti, più o meno importanti – ma senza nostalgia. Quello che è stato, è stato.
Oggi, mentre fuori l'aria torna a farsi bollente e la pioggia dell'altro ieri è già un miraggio, ho sentito il bisogno di cercare di nuovo quel mio "albero alto". Solo che oggi il mio pertugio all'ombra è un angolo della cucina, e il mio modo di staccare la spina è preparare qualcosa che dia sollievo all'anima e al corpo.
Per questo pranzo di mezza estate ho scelto un’insalata di farro con borlotti freschi, pomodorini e cipolla di Tropea.
Sgranare i borlotti freschi è un gesto antico, quasi terapeutico. Richiede quel briciolo di lentezza che costringe a rallentare i pensieri. Il farro, pilastro della cucina contadina, accoglie la dolcezza croccante della cipolla di Tropea e la freschezza acida dei pomodorini, che esplodono in bocca regalandoti un attimo di sollievo dal collasso estivo. È un piatto che sa di orto, di terra bagnata e di frescura ritrovata.
Si prepara in anticipo, si lascia riposare in frigorifero e si mangia freddo. Magari in silenzio, mentre la mente naviga altrove.


Ingredienti per 4 persone:
  • 280g di farro perlato
  • 300g di fagioli borlotti freschi (pesati da sgranare)
  • 200g di pomodorini ciliegino o datterino
  • 1 cipolla rossa di Tropea
  • Olio extravergine d'oliva q.b.
  • Sale e pepe nero q.b.
  • Salvia 
  • Qualche foglia di basilico fresco..
BUON APPETITO !!

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lunedì 27 luglio 2026

STUFATO DI CECI E PATATE DOLCI



 Questo è uno stufato molto buono , un nobile piatto unico che si presta molto bene ad essere mangiato in estate perché ha una cottura relativamente veloce ,e lasciato raffreddare a temperatura ambiente è davvero fantastico ...


La nuvola di Sant'Anna non ha mancato l'appuntamento: ieri, nel giorno esatto della sua celebrazione, ha liberato un temporale bellissimo. Una pioggia generosa che ha rigenerato il giardino e i nostri pensieri, scivolando via senza fare danni, senza creare disagi alle strade o alle cose, lasciando dietro di sé solo il profumo della terra bagnata.
Ogni anno, quando quel cielo si fa scuro e poi si scioglie in acqua, la mente torna a quando ero bambina. Ricordo i nonni che ci svegliavano all'alba, con quella luce ancora fresca e azzurrina, per andare tutti insieme a raccogliere i fagiolini di Sant'Anna, i "serpentoni".
La raccolta si divideva in due destini. Quelli ancora verdi e teneri venivano cucinati subito, in umido con il pomodoro, portando in tavola il sapore dell'estate. Quelli già secchi, invece, erano i protagonisti di un rito antico e sapiente. Il nonno li sistemava sopra un grande telo a righe – un vecchio guscio di materasso che aveva protetto i sonni della famiglia per tantissimi anni – e lo stendeva al sole.
Il nostro compito di bambini iniziava la sera: dovevamo riporre il telo al riparo nella cantina, per poi esporlo di nuovo al sole del mattino. Si andava avanti così per diversi giorni, finché i fagioli non erano secchi al punto giusto. A quel punto, il nonno chiudeva bene il telo e iniziava a batterlo con un bastone, con colpi precisi, per fare in modo che il guscio si separasse dal seme.
Poi arrivava la magia del vento. Il nonno sollevava i fagioli e lasciava che l'aria portasse via tutto ciò che era secco e leggero. Il resto veniva raccolto su un setaccio: ogni sera ci divertivamo a sbatterlo, un gioco che serviva a separare le ultime impurità dal fagiolo pulito. Alla fine del rito, un grande barattolo di vetro diventava il loro rifugio sicuro, una promessa di calore e nutrimento per tutto l'inverno.
Oggi comprendo che l'importanza di quei gesti e la presenza così profonda dei miei nonni materni hanno costituito un tesoro inestimabile per la mia vita. La crescita in campagna, il seguire lento e saggio del ritmo delle stagioni, e quella famiglia grande – dove ognuno rivestiva un ruolo preciso senza mai invadere o intralciare lo spazio dell'altro – sono stati i miei più grandi insegnamenti di rispetto e di amore. Per tutto questo sarò sempre grata alla vita. Anche se a volte è stata molto dura con me, so di aver ricevuto radici così forti da darmi, ancora oggi, infiniti motivi per emozionarmi davanti ai ricordi.

BUON APPETITO E BUON INIZIO SETTIMANA !
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sabato 25 luglio 2026

CLAFOUTIS DI PESCHE

 


Cè chi parla della Francia con diffidenza , ma io l'ho sempre amata .

 Sarà perché là , ho una parte della mia famiglia di origine che serbo stretta nel cuore : cugini con i quali ho trascorso tante estati bellissime quando tornavano in vacanza in Italia .

Non l'ho amata per moda , ne per contrapposizione ; per istinto , per affinità.

Mi affascina la sua eleganza naturale , la bellezza che non ha bisogno di spiegarsi , lo charme che si posa sulle cose come una luce gentile .

Generalizzare i popoli è un errore di chi non sa guardare oltre la superficie ,ogni terra ha anime luminose e ombre , proprio come noi.

Se potessi , prenderei un volo e mi trasferirei a Parigi , città che adoro per la sua grazia discreta , per i caffè che odorano di burro e di tempo , per le finestre che sembrano quadri.

Eppure anche qui in Toscana ci sono serate che sanno di Francia .

Ieri sera a casa di Cinzia , amica di sempre , donna forte e silenziosa alla quale ho sempre voluto un gran bene , la vita sembrava sospesa in un portico curato , tra il verde del giardino ed il riflesso della piscina .

Cinzia cucina divinamente , con quella semplicità che è arte . 

La tavola era un piccolo mondo di luce e affetto , e gli amici,persone vere mai ostentate ,erano il contorno perfetto.

La cena si è conclusa con un clafoutis alle pesche , profumato di burro e di ricordi .

Un dolce che unisce due terre : la mia Toscana e la Francia che porto nel cuore .

E in un momento , tra le risate ed il tintinnio di bicchieri , ho pensato che la bellezza non ha confini , vive dove c'è amore per la vita ...


BUON APPETITO e buon fine settimana !




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giovedì 23 luglio 2026

INSALATA DI ORZO CON ZUCCHINE JULIENNE


 Ci sono piatti che  non nascono da una ricetta , ma da un modo di vivere . Da noi la pasta è un rito della domenica , quando i ragazzi vengono a pranzo e allora si , mi diletto a preparare un ragù vegetale nuovo , un condimento per i pici o per una tagliatella che profumi di famiglia .

Per il resto , la nostra tavola segue le stagioni : insalate d'estate , zuppe d'inverno, cereali e legumi che scaldano o rinfrescano a seconda del tempo e dell'umore .

E poi ci sono le sorprese , quelle che ormai arrivano puntualmente ogni giorno senza essere chiamate .

Come stamani , quando la vicina -quella impagabile , che ha sempre un cestino in mano e una parola pronta -mi ha portato fagiolini di Sant'Anna e qualche fiore di zucca .

Mi ha letteralmente svoltato il pranzo. Ho fatto i fagiolini in umido , semplici e teneri (immaginate appena raccolti dall'orto ...).

I fiori invece , li ho riempiti con piccoli pezzetti di groviera , passati in una pastella leggera di acqua e farina e cotti in pochissimo olio.

Li hai mangiati con quella soddisfazione che non sai nascondere quando c'è del formaggio : per te è sempre un piccolo evento , un piacere che riconosci subito.

L'orzo perlato è entrato nella mia vita tanti anni fa , quando i miei figli erano piccoli.

Allora non sapevo usarlo come cereale :ne cuocevo i chicchi solo per recuperare l'acqua di cottura , che aggiungevo al latte in polvere perché mamma mi diceva fosse più delicato per il loro intestino . 

Il chicco , mannaggia a me finiva nel lavandino . Poi arrivarono le vacanze in montagna , le sere fredde , le stufe a legna e quella zuppa d'orzo che ci scaldava come un abbraccio .

Da lì iniziai a farne scorta , a tenerlo sempre in dispensa , a considerarlo un  amico dell'inverno.

E l'estate si sa , cambia tutto .

Ho imparato a mangiarlo in insalata , a giocare con i condimenti , a farlo diventare un piatto fresco , nutriente , allegro .

Questo è un piatto semplice , rinfrescante , sano . 

Come tutti i miei piatti non vuole stupire , ma accompagnare l'estate con la stessa naturalezza con cui si apre una finestra al mattino : provatelo , è una di quelle cose che fanno bene senza fare rumore...



BUON APPETITO !




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mercoledì 22 luglio 2026

POMODORI RIPIENI


 Approfittando di una mattina più fresca , finalmente dopo una notte in cui l'aria era cambiata , mi sono svegliata con quella sensazione di tregua che solo il vento fresco sa portare . 

Una marea di lampi aveva sferzato il buio , illuminando la collina davanti alla finestra della mia camera come un palcoscenico improvvisato .

In mezzo alla notte avevo chiuso prontamente le finestre , convinta che stesse per arrivare il diluvio:invece era solo un grande vento, un vento che ha spazzato via il caldo e lasciato , al risveglio , una distesa di aghi di pino caduti nel vialetto .

Li ho raccolti accompagnata dai miei fedeli gatti che girellavano accanto alla carretta appesantita , curiosi e affettuosi come sempre .

Mentre cercavo di sistemare tutto , è arrivata la visita inaspettata della mia vicina : nella sua borsa i primi pomodori maturi della stagione .Come non utilizzarli subito per un piatto unico meraviglioso da gustare a pranzo ? 

Al consueto ripieno di riso ho aggiunto una bella manciata di soia granulare ,per arricchire il piatto di proteine .

Ho unito qualche patata a pezzetti , il profumo mediterraneo dell'origano , il basilico fresco e quell'odore d'estate che non è tale se almeno una volta non cucino i pomodori .

Mentre mescolavo tutto , ho pensato alla mia grande amica Roberta : proprio ieri sera ci ha chiamati e mi ha fatto i complimenti per il mio ragù di soia , che ha replicato per il figlio vegetariano.

Lo hanno assaporato tutti e finito con soddisfazione .

Una soddisfazione che è anche la mia , ogni volta che una mia ricetta viene replicata , condivisa , apprezzata .

E' come se un pezzetto della mia cucina entrasse nelle case degli altri , portando con sé un po' di me ..





Cuoci in forno caldo a 180 gradi per un'ora circa !









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martedì 21 luglio 2026

DOLCE AL CUCCHIAIO CON FRUTTA FRESCA


 Una sera d'estate , il caldo è così feroce da togliere il fiato alle case e alle abitudini , mia sorella ci invita sul suo splendido terrazzo.

Da quando la mamma non c'è più, le occasioni per vedersi si sono fatte rare , quasi timide : ci si cerca per telefono quotidianamente , nel fine settimana , ci si sfiora , ci si promette di fare meglio.

E allora il suo invito ha già il sapore di una piccola cura . Mi sono fatta promettere che non avrebbe cucinato nulla .

Lei ha sorriso , come fa quando vuole nascondere la stanchezza , e ha accettato (anche se poi non ha mantenuto).

Di contro io ho promesso un dolce fresco , qualcosa che non appesantisse la sera e che portasse un pò di leggerezza in mezzo a quel caldo torrido che sembra sciogliere ogni cosa.

Al mattino , nel silenzio della mia piccola cucina , mi sono messa all'opera .

Ho preparato una crema senza zucchero , morbida e pulita ,una miscela di panna vegetale , già leggermente dolce ,e yogurt greco.

La frutta pesche albicocche qualche mora e un pugno di ciliegie , l'ho lasciata caramellare appena nella padella antiaderente , giusto il tempo di farla diventare lucida ma senza aggiunta di zucchero .

Quasi una confettura che non vuole essere una confettura : una parte l'ho passata al mixer .

Le albicocche , peccato , non erano molto saporite . Ma il resto , il resto era un piccolo incanto .

Prima di servire il dolce , ho aggiunto tante lamelle sottili di mandorle , come petali , come un gesto di grazia .

Sul terrazzo di mia sorella , la sera non si è arresa al fresco , il dolce è diventato un ponte : tra noi , tra la mamma che non c'è più, tra le estati passate e si spera quelle che verranno. Un ucchiaio dopo l'altro , abbiamo ritrovato un po' di quella vicinanza che la vita , a volte , scompone .

Era semplice , cremoso , fruttato . Era buono , era nostro..


    Alternate crema , biscotti frutta lasciata intera e quella ridotta a purea .

E lasciate in frigo almeno cinque ,sei ore prima di servire !




BUON APPETITO!

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lunedì 20 luglio 2026

SEITAN ALLA PIZZAIOLA


 La nonna cucinava per amore e lo si capiva da come preparava tutto quando sapeva che io e mia sorella arrivavamo a pranzo . Il pane , quello vero , quello che oggi quasi non si trova più , veniva avvolto nel panno di cotone bianco , riposto nel cassetto della madia insieme al coltello e al tagliere . Era un gesto semplice , ma custodiva un mondo : ordine , cura , tradizione .

Il nonno , prima di ogni pasto sapeva che il suo compito era quello di tagliatore ufficiale . Un ruolo che non si discuteva , un piccolo cerimoniale che apriva il pranzo come un preludio. 

Quando la nonna preprava le sue fettine alla pizzaiola , comprava il pane fresco che scrocchiava sotto i denti , quello che ti faceva venire voglia di fare la scarpetta ancora prima di vedere il piatto.

E noi bambine , con quella fame felice , lasciavamo il piatto così pulito che sembrava appena uscito dallo scolapiatti.

Il sugo era una sinfonia : il pomodoro vivo ,il battuto di salvia e aglio, i capperi dissalati ,l'origano che profumava di casa .

E poi il  segreto , quello che la nonna ci ha consegnato come un'eredità affettiva , il pizzico di pepe in grani  fresco .

"Quando rifarete questo piatto per ricordarmi nella vostra cucina ..non dimenticatevelo".

Era forse il suo modo di restare con noi , di continuare a cucinare accanto alle sue nipoti anche quando non sarebbe più stata lì..

Oggi lo faccio con il seitan , perché sono vegetariana , e mio marito lo mangia con me dicendo che è un piatto buonissimo.

E mentre cucino la nonna è qui con me , in questa pentola , nel profumo , nel pane che si spezza , nel gesto della scarpetta che non ho mai smesso di fare .

Pronti a mangiare chili di pane con questa meravigliosa salsa ?


Aggiungi a fine cottura , dopo aver messo la mozzarella , un bel pizzico di origano e pepe in grani , chiaramente !

BUON APPETITO !




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venerdì 17 luglio 2026

POLPETTE DI ZUCCHINE E TOFU



Le polpette di zucchine e tofu non sono nate per riciclare nulla , anche se le polpette , di solito, sono figlie di ciò che avanza .

Queste no.

Queste nascono da un dono .

Le zucchine arrivano fresche , ancora lucide di terra , dalle mani della mia vicina . Il marito a ottant'anni zappa l'orto ogni giorno come fosse il primo.

Un uomo che non si arrende al tempo , che conosce la fatica e l'accetta , che coltiva non per necessità , ma per amore del gesto .

E quando mi porgono quelle zucchine , non mi stanno regalando soltanto verdura : mi stanno regalando la loro giornata , la schiena piegata , il loro ritmo antico.

Le grattugio e il profumo verde riempie la cucina , mescolandosi al tofu che si lascia andare , alle uova che legano , al basilico che profuma di luglio.

E mentre modello le polpette , rotonde e morbide , mi accorgo che sto trasformando un gesto di vicinanza in un piatto che parla . Non sono polpette di riciclo , sono polpette di riconoscenza .

E mentre le cuocio , senza fretta ,sento che ogni morso racconterà qualcosa :la terra del vicino , la sua forza silenziosa , la mia cucina che accoglie , la semplicità che diventa memoria . Sono polpette che non si dimenticano . 

Perché non si dimentica mai ciò che nasce da un dono .






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giovedì 16 luglio 2026

INSALATA DI FAGIOLINI , PATATE , PESTO ALLA LIGURE E TONNO


 La mia insalata di fagiolini ,patate e pesto non è solo un piatto : è un viaggio in treno. 
Un viaggio che feci da bambina con mia sorella e la nonna ,dirette a Genova , verso parenti che sembravano tanti , tantissimi , come rami di un albero che non finiva mai.

Il  treno correva veloce veloce , e io ricordo ancora l'interno della carrozza : il tavolino da tirare giù , il finestrino che incorniciava il mondo , la merenda preparata dalla nonna con la cura che solo le nonne hanno.
Un panino con un formaggino , l'acqua nella vecchia borraccia di metallo del nonno , quella che lui usava nei suoi viaggi da capotreno.
Era come portare un pezzo di lui con noi . Lui era rimasto a casa, non amava viaggiare con la nonna perché diceva che già il suo lavoro lo aveva portato ovunque e adesso aveva bisogno di trovare fermezza .
Poi , dopo le gallerie , il mare .Quella striscia blu che compariva all'improvviso e che mi faceva battere il cuore .
Alla stazione ci aspettava zia Giovannina : piccolina , con una crocchia bianca perfetta , una donna dolce e provata dalla vita , forestiera in quella città  che però l'aveva adottata . Il dialetto genovese era ostico, impossibile da capire ,io mi sentivo fuori posto , piccola tra adulti che parlavano una lingua misteriosa .
Mi ricordo gli abbracci , le mani che stringevano le nostre , le buste della spesa piene di tutto e di basilico profumato.
. Ricordo il mortaio antico della zia . Consumato , segnato dal tempo , ma capace di magia .
Dentro quel  mortaio nasceva un pesto che probabilmente non ho mai più replicato ; il basilico che diventava crema , l'aglio che si scioglieva ,i pinoli che profumavano la stanza .
        Quella giornata è rimasta lì , ferma , nitida .
E ogni volta che preparo la mia insalata ligure . io torno a quel tavolo , a quella zia ,a quel mare .
Quando cuocio i fagiolini e le patate , quando apro il barattolo del pesto o lo preparo nel mortaio , io non sto cucinando solo un piatto : sto riaprendo una porta .
Rivedo Massimo e Maria Grazia , i cugini che ho amato e che ancora oggi , per quanto possibile , fanno parte della mia vita .
Rivedo una  scala , la nuora Pupi ,le parole che non capivo , il sentirsi fuori posto ma dentro a una famiglia .
Rivedo la nonna che ci guida , che ci protegge , che ci porta a conoscere un pezzo di mondo .
E allora capisco perché ogni piatto che cucino oggi è un ricordo .
Perché la cucina è un archivio di emozioni , perché la memoria quando arriva è un aiuto per andare avanti. Nella mia  cucina mentre mescolo fagiolini patate e pesto , sorrido.
E' passato tanto tempo. Non mi sembra vero .
Ma mi sento fortunata : posso ancora ricordare.



...e buon appetito !



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mercoledì 15 luglio 2026

INSALATA DI MELONE

 


La mia insalata di melone , come del resto tutte le insalate estive che preparo quotidianamente , è nata per affrontare il caldo estivo. 

Quello atroce di questa estate : un caldo che sembra voler sciogliere i pensieri e rallentare il tempo .

in queste giornate così luminose e pesanti , cerco di recuperare i momenti belli della vita , quelli che non si perdono , quelli che restano incastonati come semi dolci dentro la memoria.

Ricordo quando il nonno arrivava dall'orto , con le braccia lunghe e robuste , piene di ortaggi e meloni ancora sporchi di terra .

Li appoggiava sul tavolo come fossero tesori , e quel profumo di terra calda entrava in casa prima ancora che lui parlasse .

La mamma e la nonna per difenderci dal caldo , chiudevano tutte le imposte della casa, ombreggiandola come una conchiglia .

E noi , io mia sorella ed i cugini , cercavamo la luce altrove : la trovavamo sotto la grande quercia , che diventava il nostro rifugio , la nostra stanza segreta .

A volte io , il maschio della situazione , ci salivo sopra .

Mi arrampicavo fino al ramo più alto che mi permetteva di vedere il mondo senza essere vista .

E non rispondevo a nessuno . Non volevo scendere , non volevo interrompere quel silenzio che mi proteggeva .

Volevo godere il mio mondo , quello fatto di foglie , di vento , resina e sogni .

Oggi quando preparo la mia insalata di melone , sento che quel gesto è lo stesso : resto sospesa a metà fra vita e sogno , come allora .

 Il melone è la dolcezza della mia infanzia , la menta il dolce vento sotto la quercia , la feta luce che filtrava tra le foglie .

Ogni boccone è un ritorno , una piccola porta che si apre su quel tempo che non se ne va ...



BUON APPETITO !

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giovedì 2 luglio 2026

CARBONARA VEGETARIANA

 


Lo so , qualcuno storcerà il naso - "carbonara" non è il suo nome .

Ma posso dirvi che la crema del mio peperone giallo è stato un successo.

Un esperimento nato da nostalgia e curiosità; adoravo la carbonara ,e da quando non mangio più carne avevo voglia di replicare qualcosa di simile , esteticamente e nel gusto.

E ci sono riuscita .

Abbiamo mangiato le tagliatelle mentre fuori il temporale concedeva un po' di respiro .

La cremosità del peperone giallo, unita al parmigiano e al pepe , dava propro l'idea di una carbonara autentica .

Il guanciale l'ho sostituito con acciughe in piccoli pezzi , che avevo prima lasciato sciogliere in aglio e olio in parte e in parte aggiunte all'ultimo, il tutto per dare un profumo fantastico .

Un piatto semplice , ma pieno di calore , come una carezza in una giornata  contrassegnata dalla mia amata pioggia .

Esperimento riuscito .

E se vi capita un temporale d'estate , provatela anche voi : la pasta calda , la luce dorata del peperone, e il silenzio dopo la pioggia , un piccolo miracolo domestico...


Buon appetito !

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