Il cibo ha un potere immenso: sa dare forma ai sentimenti quando le parole faticano a trovare la strada. Questo "simil cassone emiliano" (o romagnolo) ,così come lo chiamo io, racchiude in sé il calore della terra, delle mani che impastano e delle radici che ci portiamo dietro ovunque andiamo. È il perfetto custode di una storia di distacchi e legami indissolubili.
C'è qualcosa di profondamente intimo nel preparare il cibo da portare con sé, o nel cucinare per ricordare.
Oggi questo cassone profuma di casa, ma porta con sé il sapore dolceamaro di un nuovo inizio.
Affrontare la lontananza, voltare pagina e lasciarsi alle spalle i propri punti di riferimento è un’altalena costante: da un lato c’è la promessa di una nuova vita, di un nuovo ambiente e di colleganze da scoprire che ti arricchiscono; dall’altro, c’è quel senso di vuoto che a tratti destabilizza.
È un ricominciare da zero che può spaventare.
Ma in mezzo a tutto questo disorientamento, c’è una certezza. Ci sei tu. Il punto di riferimento più importante, quel filo invisibile e indissolubile che ci unisce.
Posso anche provare a srotolarlo, a camminare lontano, ma ogni volta che ne ho bisogno, quel filo si riavvolge da solo, accorcia le distanze e ci ricongiunge in un istante.
Abbiamo superato insieme così tante prove, alcune bellissime che ci hanno fatto toccare il cielo, altre tristissime che ci hanno tolto il fiato.
Non so quali piani abbia in serbo la vita per noi domani, ma so cosa spero per oggi: spero che in questa incredibile e faticosa prova di resistenza che è la vita stessa, tu sia sempre lì, al mio fianco.
Ho bisogno di sentire ancora la tua voce che mi ripete che posso farcela, che tutto è possibile. Proprio come facevi quando quel nostro grande sogno, insieme, lo abbiamo trasformato in realtà.
A chi affronta il mare aperto, come quel tuo mare che mi hai insegnato ad amare ,ma sa sempre dove si trova il porto sicuro...



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