martedì 25 agosto 2026

QUICHE LORRAINE IN CHIAVE VEGETARIANA



 ... viaggi nati all'ultimo momento, senza tappe programmate, che si rivelano essere veri e propri regali della vita. Per me è stato così con la Normandia. Una terra dove tutto sembra muoversi in una perfetta, pacifica armonia.

Tra case graticcio e profumo di burro...

Chiudo gli occhi e ritrovo subito il clima fresco sulla pelle, i bagni rigeneranti nell'Atlantico e la dolcezza dei giorni passati in una tipica, piccola casa a graticcio. 
Penso alla gentilezza autentica delle persone e alle mattine lente, scandite dal profumo dei croissant sfogliati e dagli spettacolari éclairs al caffè di una pâtisserie a Honfleur.
Ricordo persino il mio francese un po' scalcinato, che però è bastato a farci capire, a creare ponti.
 C'è stata la meraviglia del Mont Saint-Michel, vissuto nella pace del mattino presto, fuggendo un attimo prima che il turismo di massa ne spezzasse la magia. E poi lo sconcerto per l'acqua schiumosa sotto la costa, contrapposto alla perfezione geometrica di campagne pulitissime, dove per chilometri non c'è traccia di un rifiuto o di una buca nell'asfalto.

Un'armonia che guarisce ...
Questa è la Francia che conosco fin da piccola attraverso i racconti di famiglia, un luogo che non delude mai. Lascia addosso la stessa quiete provata camminando nel giardino di Monet a Giverny. Abbiamo staccato da ogni tipo di social per goderci le cene all'aperto nel piccolo giardino, con le galline che razzolavano intorno a noi e le carte da Scala Quaranta sul tavolo. Un sentito grazie alla vita, che sa offrirci queste bellissime opportunità proprio quando abbiamo più bisogno di luce per andare avanti.






BUON APPETITO !!!

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lunedì 24 agosto 2026

SPEZZATINO DI SEITAN ALLE MELE E ROSMARINO

 


Cucinare è sempre un po' come guardarsi dentro. 
Oggi sul fuoco c’è il seitan: multitasking, flessibile, capace di adattarsi proprio come ho sempre fatto io di fronte ai cambiamenti della vita. Non sono mai stata una persona chiusa. Eppure, in questi giorni, mentre taglio le mele dell'Alto Adige e sento il profumo del rosmarino che arriva dal terrazzo, mi ritrovo a fare i conti con i miei soliti, grandissimi dubbi.
Quando una scelta tocca solo me, volo leggera. Ma quando coinvolge altri, inizio a tentennare. Rimugino. Cosa sarà meglio? Cosa sarà peggio? Spesso mi preoccupo più per gli altri che per me stessa. Poi, però, arriva la lucidità: mi guardo indietro e ricordo quante volte, nella mia vita, le persone si sono anteposte ai miei bisogni senza farsi troppi problemi. Allora il tentennamento si spezza e diventa una decisione presa.
In quel momento mi sento libera, leggera, come se mi fossi tolta un peso dallo stomaco. Ma dura poco. Subito dopo, puntuale come un orologio, inizia la tiritera dei sensi di colpa. Mi viene da dire: "Mannaggia a me! Possibile che a sessant'anni non abbia ancora imparato come si vive bene per evitare di soffrire?".
Il problema è che quando gli altri intercettano questa mia fragilità, a volte infilano il coltello nella piaga. Ma dimenticano una cosa fondamentale: io odio le decisioni imposte. 
Sono uno spirito libero, liberissimo, e non accetto catene da chi, alla fine, con la mia vita c'entra poco o nulla. 
Per fortuna, in questo mare di pensieri, ho accanto il mio "Signor Razionalità": lui, insieme alla mia anima, rimette a posto i tasselli e mi ricorda cos'è davvero meglio per me.
Mia mamma diceva sempre che nella vita è meglio vivere di rimorsi che di rimpianti. Forse aveva ragione. È un po' come quando ho scelto di diventare vegetariana. 
Ci sono giorni in cui questa scelta mi fa sentire una potenza; altri in cui penso che il mio volere valga pochissimo in questo mondo. Poi, però, guardo l'espressione del mio cane, i musetti dei miei amati gatti, e capisco che non potrei fare diversamente. Non potrei mai mangiare un tenero animale.
E allora mi godo questo piatto. Il seitan oggi mi ricompensa così: con la dolcezza delle mele, la forza aromatica del rosmarino e la certezza che, nonostante i dubbi e i sensi di colpa, sto camminando sulla mia strada. 
Da spirito libero.


BUON APPETITO !
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giovedì 20 agosto 2026

TORTA DI MORE


 Ci sono gesti che si ripetono nel tempo fino a diventare veri e propri rituali del cuore. 

Per me e mio marito, uno di questi è la raccolta delle more di rovo al mattino presto durante le ferie estive . È una tradizione che si ripete da anni: usciamo quando l'aria è ancora frizzante e le piante sono bagnate di rugiada, riempiendo i cestini un po' alla volta.

Mentre raccoglievo i frutti questa mattina, il pensiero è volato subito al mio caro zio Carlo. Quando veniva in campagna da noi, amava svegliarsi all'alba per andare a cercare le more selvatiche. Al suo ritorno, la zia Clara era già pronta in cucina per trasformare quel bottino in una delizia che tutti noi amavamo alla follia. Portare avanti questa tradizione, oggi, significa tenere vivo il suo ricordo in ogni singolo assaggio.
So che anche per molti di voi questi gesti hanno un significato profondo, che evoca l'immagine di una nonna tanto amata – proprio come  la nonna Maria Grazia-per mio marito. 
Preparare insieme, assaggiare e incollare le etichette scritte a mano su ogni barattolo è un rito che unisce le generazioni. Per noi rappresenta molto più del semplice fare una conserva in casa.



A proposito di conserve:  anche quest'anno le useremo per fare una buonissima confettura! Sì, perché la differenza è sempre difficile per me da ricordare : la marmellata è solo quella di agrumi, mentre per tutti gli altri tipi di frutta si parla di confettura.
La procedura per farla è semplice, anche se lunga e impegnativa, soprattutto per la massima pulizia e le varie bolliture necessarie a sterilizzare i barattoli. Ma se devo essere onesta, il passaggio che amo di meno in assoluto è un altro: la sessione intensiva con il famoso "passino" della mamma. È un attrezzo storico, utilissimo per eliminare tutti i fastidiosi semini dei frutti, ma richiede davvero una gran pazienza!
Oggi, però, le more raccolte erano tantissime e ne è avanzata una bella ciotola. Quale modo migliore per valorizzarle se non preparare un'ottima torta da colazione o da merenda? È un dolce soffice, genuino e dal profumo irresistibile.


Che ne dite di provarla? Se per voi è difficile reperire le more di rovo selvatiche, non preoccupatevi: potete tranquillamente replicare questo dolce con le more che trovate in vendita dal fruttivendolo, oppure sostituirle con dei lamponi. Spazio alla vostra fantasia e al vostro gusto!


BUON APPETITO !!

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lunedì 17 agosto 2026

LINGUINE INTEGRALI LA MOLISANA CON VONGOLE E FIORI DI ZUCCA


Ci sono ritorni che hanno il sapore dolce della lentezza. Sono appena rientrata da qualche giorno di vacanza, un tempo  lento fatto di riposo, meraviglia e una tranquillità profonda condivisa con mio marito. Porto con me una ricarica di bellezza custodita nel cuore, che spero possa farmi da scudo e da guida nel nuovo percorso e nelle sfide che mi aspettano.
Chi mi segue qui o sui social potrebbe aver pensato a una mia dimenticanza, o forse a una punta di snobbismo e distacco. 
Niente di più lontano dalla realtà. La mia non è maleducazione, ma un’innata e fiera riservatezza. Ho fotografato tanto, è vero, ma ho scelto , come sempre , di non postare nulla in tempo reale. Non ho voluto raccontare ogni singolo minuto.
In un mondo che ci chiede di mostrare tutto e subito, ho sentito il bisogno vitale di disintossicarmi da schermi e notifiche. Ho preferito vivere, respirare e serbare ogni ricordo solo per me, godendomi appieno ogni istante senza il filtro di un telefono.

Il rientro a casa, però, merita una celebrazione. Per questo oggi ho voluto portare in tavola un piatto che accompagna dolcemente questo ritorno: le mie linguine con fiori di zucca e vongole






Mi piacerebbe che le cartoline con gli ingredienti e la procedura del piatto fossero scritte più correttamente , ma affidandomi all'intelligenza artificiale ,viene da chiedermi se tale è !

BUON APPETITO !!!!

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domenica 2 agosto 2026

INSALATA DI ZUCCHINE E SALMONE

Ci sono giornate in cui l’estate picchia forte, di quel caldo estremo che toglie il fiato e sembra fermare anche il tempo. In quei momenti capisci che il tuo posto preferito non è una coordinata sulla mappa, ma un rifugio del cuore. Il mio è all’ombra, dove un torrente coraggioso scorre ancora freddo e l’acqua ti accarezza i piedi nudi. Lì, con il silenzio come compagno, un buon libro di Platone tra le mani e un calice fresco, tutto diventa poesia. Non solo per il corpo, ma soprattutto per l’animo.
In quel silenzio ho capito che non ha senso restare fermi ad aspettare. L'anima, viaggiando, va incontro a tutto ciò che è in movimento. Partire aiuta a guarire, perché lo spirito non resta lo stesso ovunque andiamo: si trasforma, si cura, e quando si incontra con il movimento del mondo ritrova finalmente la sua giusta posizione. Niente accade per caso. Questo tempo doveva arrivare per scuotere le certezze, per mostrare la verità a chi dava troppe cose per scontato e per regalarmi persino quell’abbraccio casuale che programmavo da anni, come fosse l’opera di un destino perfetto.
E quando l'anima si rigenera, anche il corpo chiede una carezza che sia leggera, fresca e piena di vita. Per questo, la ricetta di oggi della mia cara amica Cinzia sembra scritta apposta per questa storia: un’insalatina di zucchine e salmone. Un piatto che non ha bisogno di fuochi o calore, ma che gioca sulla freschezza croccante della verdura e sulla nota sapida e nutriente del salmone. È il pranzo perfetto da gustare all'ombra, magari vicino a quell'acqua che scorre.
Preparare e condividere questo piatto è anche il mio modo di celebrare un legame unico. Io e Cinzia camminiamo insieme da quando avevamo appena sei anni. La nostra non è un'amicizia morbosa o fatta di continue presenze, ma ha una forza rara: la certezza assoluta che, nei momenti importanti della vita, l'una ci sarà sempre per l'altra. Anche se le nostre anime viaggiano e si muovono nel mondo, sappiamo sempre dove ritrovarci. Buon appetito, e ricordatevi che nutrire se stessi e coltivare gli affetti veri è il primo passo per rimettersi in cammino...



 

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venerdì 31 luglio 2026

COTOLETTE DI LEGUMI


 

Il caldo non accenna a diminuire, anzi, semmai aumenta. 
Ho sempre detestato l'estate. L'estate è bella per chi può trascorrere tre mesi al mare o in montagna. Noi abitiamo in campagna, ed è già una fortuna, ma vedere intorno tutto arido e bruciato dal sole fa venire davvero tanta tristezza.
Ogni mattina cerco di mantenere in vita, per quel che posso, i vasi rimasti, ormai davvero pochi e risicati. L'angoscia di sprecare anche un solo goccio d'acqua in più, però, non mi abbandona. Cerco di fare sempre il possibile per recuperare l'acqua già usata, come quella con cui ho lavato l'insalata o la frutta. Pesa persino manutenere quel poco che è rimasto con tanta fatica, ma penso a quanto il verde sia indispensabile per aiutarci a vivere.
È un'estate in cui stiamo semplicemente sopravvivendo, tappati in casa al buio, sperando in sere fresche che poi fresche non sono affatto. Aspetto un refolo di vento mentre mi incanto ad ammirare la luna, che è sempre stata il mio satellite amato. Sarà perché non brilla di luce propria, ma di quella riflessa dal sole. Un po' come in una storia d'amore, nella quale si riesce a brillare di riflesso quando ci si sente amati e capiti.
Ed è proprio come preparare delle cotolette di legumi: una scelta vegetariana fatta per l'uomo che si ama, perché sai che le cotolette lo fanno uscire pazzo. Apprezzatissime, golose e fanno davvero crunch!
Provatele !!!

Alla salsa di soia va aggiunta acqua e farina fino ad ottenere una bella pastella consistente ! La farina di ceci la dovete cuocere come se fosse una polenta e quando sarà della consistenza giusta la stendete con un cucchiaio sopra la carta da forno modellandola a forma di cotoletta e dandole un'altezza di circa un centimetro : poi prima di passarla nella pastella la lascerete raffreddare 
BUON APPETITO !
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giovedì 30 luglio 2026

INSALATA DI FAGIOLINI


 

Ci sono momenti in cui la vita ci mette davanti a scelte estremamente difficili. Decisioni che vanno prese in fretta, senza troppi ripensamenti. 
Mi è sempre stato detto che quando un treno passa, va preso al volo; altrimenti, passeremo il resto dei nostri giorni a domandarci quali sarebbero state le conseguenze future. Scegliere può portare rimpianti o pentimenti, sì, ma in ogni caso significa muoversi. Perché la cosa peggiore è accettare di vivere in un limbo, senza mai avere la certezza di aver fatto tutto ciò che era in nostro potere fare.
In questo mio viaggio così istintivo, ho la fortuna immensa di avere accanto un uomo saggio e comprensivo. Lui è la mia sponda pacata e riflessiva. Mai egoista, cerca sempre di trovare il buono anche dove io vedo solo nebbia, aiutandomi a riflettere su cosa sia meglio o peggio. Con il tempo, grazie a lui, ho capito che non a tutto ciò che ci capita si può dare una spiegazione razionale immediata. Ma poi, prima o poi, qualcosa emerge sempre e ci sussurra che "sarebbe dovuto andare esattamente così."
Questa mia natura istintiva si riflette inevitabilmente anche nella mia cucina. Sono spesso tentata di improvvisare, rimescolare, o come dicono gli chef importanti, "rivisitare". Eppure, alla fine, a vincere è sempre la semplicità. Come in questa insalata fresca, nata dagli ingredienti semplici dell'orto e impreziosita da qualche uovo di quaglia. Un piatto che, nella sua immediatezza, rimette in ordine i pensieri...



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mercoledì 29 luglio 2026

HUMMUS DI CANNELLINI CON CIPOLLE ROSSE CARAMELLATE


 Il sole di luglio picchia duro sui vetri, ma dentro casa il silenzio è un rifugio fresco, interrotto solo dal ronzio leggero del ventilatore. Sul tavolo della cucina riposa un piatto che sembra riassumere la sua intera esistenza: un hummus di fagioli cannellini, liscio e vellutato, sormontato da una corona di cipolle rosse caramellate, lucide e scure. Una carezza dolce adagiata su una base rustica, solida, concreta. Proprio come lei.

A sessant’anni, quella donna riflessa nello specchio del corridoio ne aveva viste e passate tante. La sua vita era stata segnata da una sofferenza muta, quella che accomuna troppe donne, fatta di carichi pesanti portati sulle spalle senza fare rumore. 
Eppure, ogni singola volta che il destino l'aveva messa in ginocchio, lei aveva rialzato il capo. Con coraggio, con ostinazione, a tratti con una caparbietà che agli occhi degli altri rasentava la follia.
C’era stato un momento, non troppo tempo prima, in cui aveva pensato di arrendersi. Di lasciarsi andare alla corrente, di ammettere che il peso era troppo. Ma poi si era guardata intorno. 
Aveva visto quante persone venivano elogiate, celebrate e portate in palmo di mano pur avendo dimostrato ben poco valore, se non l'arte della convenienza. Perché mai avrebbe dovuto sentirsi da meno? Qualcuno, anni addietro, le ripeteva spesso un vecchio adagio: "Chi non sa fingere, non sa regnare". Ma lei non aveva mai voluto regnare su nessun regno fatto di maschere. Voleva solo essere se stessa. E a sessant’anni da compiere a breve , la certezza di aver sempre cercato il giusto, di non aver mai venduto la propria autenticità, l'aveva ripagata con la moneta più preziosa: la libertà.
Ora si trovava nel mezzo di un vortice di emozioni. Come ogni estate da qualche anno a questa parte, la bella stagione portava con sé i soliti fantasmi, l'eterna lotta tra il bene e il male, tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Aveva perso battaglie contro persone capaci di cambiare idea e giudizio con la velocità del vento, individui pronti a ripulirsi la coscienza solo perché il tempo sbiadisce i ricordi e affievolisce gli errori commessi.
Ma oggi no. Oggi non c'era spazio per il rimpianto.
Nel silenzio dorato del suo pomeriggio, ha versato un dito di vino rosato fresco in un calice e ha preso un tarallo pugliese, croccante e profumato. Ha sollevato il bicchiere e ha brindato. Un brindisi solitario, il più onesto della sua vita.
A se stessa. Alla sua forza d'acciaio. Ai sacrifici che nessuno avrebbe mai compreso fino in fondo. All'accettazione profonda e matura che, alla fine dei conti, ognuno si regge in piedi da solo. Ha brindato alle ricompense tardive, ai sorrisi strappati al buio.
Ha brindato alla nuova se stessa. Quella donna che ha finalmente capito che godere di un’ora spensierata vale infinitamente di più di un rituale, logorante rimuginio. La felicità non era un castello in aria, ma una rosa sbocciata in giardino, gli occhi azzurri del gatto che la fissavano sornioni, il fresco di un prato bagnato di rugiada da calpestare a piedi nudi al mattino presto. Chi si illude che la vita sia oltre questo, o qualcosa di diverso, che faccia pure. Lei aveva trovato il suo centro.
E mentre il vino fresco le scivolava in gola, ha guardato il suo piatto di hummus. Rustico ma incredibilmente di moda, esattamente come la sua nuova filosofia di vita. Ha aggiunto un pizzico generoso di peperoncino fresco in cima: una nota piccante, decisa, necessaria per contrastare la dolcezza avvolgente delle cipolle caramellate. Il contrasto perfetto. La terra e il fuoco.
Provatelo anche voi in queste calde serate estive. Un piatto che nutre il corpo e, se lo gustate nel giusto silenzio, guarisce anche l'anima...


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martedì 28 luglio 2026

INSALATA DI FARRO E BORLOTTI


Il caldo è qualcosa che non ho mai sopportato. Fin da piccola cercavo un pertugio, un albero alto dove potermi nascondere e godere dell'ombra rinfrescante. Mia mamma era capace di chiamarmi anche per ore, ma io non rispondevo: me ne stavo in silenzio, assorta nel mio benessere.
Anche crescendo ho mantenuto questo atteggiamento. Chi mi conosce bene mi fa spesso la classica domanda: "Sei con noi in questo momento?". È come se dovessi recuperare tempo ed energia. Mi isolo un attimo (ma anche due), non fisicamente, ma proprio mentalmente. La testa e il cuore vanno a navigare nei ricordi – belli, brutti, più o meno importanti – ma senza nostalgia. Quello che è stato, è stato.
Oggi, mentre fuori l'aria torna a farsi bollente e la pioggia dell'altro ieri è già un miraggio, ho sentito il bisogno di cercare di nuovo quel mio "albero alto". Solo che oggi il mio pertugio all'ombra è un angolo della cucina, e il mio modo di staccare la spina è preparare qualcosa che dia sollievo all'anima e al corpo.
Per questo pranzo di mezza estate ho scelto un’insalata di farro con borlotti freschi, pomodorini e cipolla di Tropea.
Sgranare i borlotti freschi è un gesto antico, quasi terapeutico. Richiede quel briciolo di lentezza che costringe a rallentare i pensieri. Il farro, pilastro della cucina contadina, accoglie la dolcezza croccante della cipolla di Tropea e la freschezza acida dei pomodorini, che esplodono in bocca regalandoti un attimo di sollievo dal collasso estivo. È un piatto che sa di orto, di terra bagnata e di frescura ritrovata.
Si prepara in anticipo, si lascia riposare in frigorifero e si mangia freddo. Magari in silenzio, mentre la mente naviga altrove.


Ingredienti per 4 persone:
  • 280g di farro perlato
  • 300g di fagioli borlotti freschi (pesati da sgranare)
  • 200g di pomodorini ciliegino o datterino
  • 1 cipolla rossa di Tropea
  • Olio extravergine d'oliva q.b.
  • Sale e pepe nero q.b.
  • Salvia 
  • Qualche foglia di basilico fresco..
BUON APPETITO !!

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lunedì 27 luglio 2026

STUFATO DI CECI E PATATE DOLCI



 Questo è uno stufato molto buono , un nobile piatto unico che si presta molto bene ad essere mangiato in estate perché ha una cottura relativamente veloce ,e lasciato raffreddare a temperatura ambiente è davvero fantastico ...


La nuvola di Sant'Anna non ha mancato l'appuntamento: ieri, nel giorno esatto della sua celebrazione, ha liberato un temporale bellissimo. Una pioggia generosa che ha rigenerato il giardino e i nostri pensieri, scivolando via senza fare danni, senza creare disagi alle strade o alle cose, lasciando dietro di sé solo il profumo della terra bagnata.
Ogni anno, quando quel cielo si fa scuro e poi si scioglie in acqua, la mente torna a quando ero bambina. Ricordo i nonni che ci svegliavano all'alba, con quella luce ancora fresca e azzurrina, per andare tutti insieme a raccogliere i fagiolini di Sant'Anna, i "serpentoni".
La raccolta si divideva in due destini. Quelli ancora verdi e teneri venivano cucinati subito, in umido con il pomodoro, portando in tavola il sapore dell'estate. Quelli già secchi, invece, erano i protagonisti di un rito antico e sapiente. Il nonno li sistemava sopra un grande telo a righe – un vecchio guscio di materasso che aveva protetto i sonni della famiglia per tantissimi anni – e lo stendeva al sole.
Il nostro compito di bambini iniziava la sera: dovevamo riporre il telo al riparo nella cantina, per poi esporlo di nuovo al sole del mattino. Si andava avanti così per diversi giorni, finché i fagioli non erano secchi al punto giusto. A quel punto, il nonno chiudeva bene il telo e iniziava a batterlo con un bastone, con colpi precisi, per fare in modo che il guscio si separasse dal seme.
Poi arrivava la magia del vento. Il nonno sollevava i fagioli e lasciava che l'aria portasse via tutto ciò che era secco e leggero. Il resto veniva raccolto su un setaccio: ogni sera ci divertivamo a sbatterlo, un gioco che serviva a separare le ultime impurità dal fagiolo pulito. Alla fine del rito, un grande barattolo di vetro diventava il loro rifugio sicuro, una promessa di calore e nutrimento per tutto l'inverno.
Oggi comprendo che l'importanza di quei gesti e la presenza così profonda dei miei nonni materni hanno costituito un tesoro inestimabile per la mia vita. La crescita in campagna, il seguire lento e saggio del ritmo delle stagioni, e quella famiglia grande – dove ognuno rivestiva un ruolo preciso senza mai invadere o intralciare lo spazio dell'altro – sono stati i miei più grandi insegnamenti di rispetto e di amore. Per tutto questo sarò sempre grata alla vita. Anche se a volte è stata molto dura con me, so di aver ricevuto radici così forti da darmi, ancora oggi, infiniti motivi per emozionarmi davanti ai ricordi.

BUON APPETITO E BUON INIZIO SETTIMANA !
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